SOCIETA'

Tonno Subito, episodio X: "Infortuni"

Ve lo giuro, io un anno così sfortunato davvero non me lo ricordo. Prima Giulio e Francesco con il crociato, poi Matteo con il tendine di Achille, poi Daniele con infortuni muscolari, e poi il Covid che ha fatto una strage.

Gli infortuni, come tremila altre cose, fanno parte dello sport, sono il rischio del nostro mestiere e bisogna accettarli ma quando succedono, ti fanno perdere la ragione, sia dal punto di vista interno alla squadra che quando sei nella parte dirigenziale.

Dentro ad un infortunio si concentrano un sacco di elementi: tecnico, tattico, economico ma soprattutto emotivo. Quando vedi un tuo compagno di squadra, un tuo giocatore farsi male è una tosta, soprattutto quando sei stato uno di loro fino a qualche anno prima. A volte mi chiedono come faccia a non farmi coinvolgere dal momento dell’infortunio: la risposta è semplice, cerco di mascherare al meglio possibile il dispiacere di quel momento.

Nella mia carriera posso dire di essere fortunato ed a parte un paio di episodi, non ho avuto infortuni tali da causarmi dei veri e propri stop. Mi ricordo una frattura al pollice che mi causai cercando di andare a contestare un tiro a quel giovanotto parecchio forte di Gigi Datome: di solito, quando ti infortuni, stai fermo. Se ti infortuni ad un dito invece no, perché continui a lavorare con il preparatore ma vabbè.

Ho avuto due infortuni più “fastidiosi”: il primo quando ho subito un allungamento del collaterale ed il secondo a causa di uno dei più fastidiosi di sempre, la cosiddetta “vecchia”.

Il primo l’ho subito contro Eze in una partita che vincemmo contro Milano. Prendo un fallo in attacco e cadendo rimaniamo a terra e lui, non volendo nel rialzarsi, si aggancia alla mia caviglia mandandomi il ginocchio in torsione.

Il secondo invece, quello della cosiddetta “vecchia”, l’ho rimediato contro Verona e vi posso assicurare che un male così, ma un male così…Succede che il ginocchio di Sandro Boni urta in pieno la mia coscia e lì per lì, nonostante sentivo che si stesse gonfiando, metto una fascia e continuo a giocare. A freddo si formò un edema gigantesco che mi durò per un po’ ed una volta passato andai a Villa Stuart dal dott. Mariani per escludere lesioni muscolari che fortunatamente non c’erano. Non riuscivo però a muovere bene la gamba, facevo stretching con Lucio ma nulla…Allora mi mandarono a fare una risonanza e scoprimmo una cosa incredibile: la botta fu talmente forte che il ginocchio di Boni andò a colpire l’osso sul quale si formò un callo che fummo costretti a rompere con le onde d’urto.

Gli infortuni più brutti, seriamente, sono però le fratture: quando le vedi, ti si gela il sangue. Però c’è anche chi di fronte alle fratture risulta essere eroico e qui devo tirare di nuovo in ballo il mio compagno di squadra Cessel, con due episodi. Il primo: non mi ricordo in che partita ma cadendo si fratturò alla caviglia e reggetevi forte (ancora rido) iniziò a prendersela a pugni sino a rimettersela dritta e CONTINUO’ A GIOCARE! Il secondo: a Settebagni per un amichevole arriva un college americano. Ad un certo momento sale la tensione e De Pol va faccia a faccia con un avversario, un compagno di squadra di questo tipo arriva da dietro e gli tira in maniera vigliacca un pugno sulla faccia rompendogli anche due denti. Noi partiamo tutti dalla panchina, io in stampelle per una storta, e Cessel senza scarpe perché era uscito e stava già facendo allungamento post partita. Faceva caldo e con i soli calzi il povero “Cess” scivola ed un gruppo di avversari iniziano a menargli fino a fratturargli la mandibola: quelli sono scappati via senza nemmeno farsi la doccia.

La verità è che esistono diversi modi di reagire, c’è chi con 37.2 non si alza da letto e chi si allena con 39. C’è chi si prende a pugni la caviglia fratturata e chi si ferma per una botta. C’è chi si visto rovinare la carriera dagli infortuni, chi li ha subito davvero tutti come il mio amico Roberto Cipolat.

L’unica vera grande cosa, è che bisogna sempre essere più forti di loro. Non importa come, ma più forti di loro, sempre.


Ufficio Stampa Virtus Roma 1960.

Vieni a giocare a basket nel Centro Sportivo al centro di Roma: i corsi di minibasket e le nostre squadre giovanili ti aspettano per fare canestro, divertendoti! La Virtus Roma 196o ti aspetta al Palacentro, all'interno del centro Pio XI a Via Santa Maria Mediatrice 22/24, a due passi da San Pietro!