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"Tonno Subito": Domenica è sempre domenica

Domenica è sempre domenica. Il giorno della partita non sarà mai come gli altri. E dato che è più di qualche domenica che oramai non si gioca, la verità è che quando fai sport da una vita dopo un po’ ti inizia a mancare.

Perché poi il giorno-gara non è per tutti uguale e porta dentro con sé una quantità di piccoli momenti, riti, abitudini, che scandiscono per intero la tua carriera sportiva. Ed è una missione impossibile lasciarli andare via.

Devo dire che una volta smesso di giocare, le mie giornate da allenatore sono totalmente cambiate rispetto a quelle da giocatore, che a loro volta si dividevano a seconda che si giocasse in casa od in trasferta.

Trasferta? Trasferta!

Sveglia alle otto e mezza e via che si scende a fare colazione tutti insieme. Si prende la roba e si vola al campo messo a disposizione dalla squadra di casa per fare un po’ di tiro per un’oretta. La doccia si fa in albergo e prima di pranzare tendenzialmente è il momento della seduta video, dove si fa un ripasso della squadra avversaria e del suo modo di giocare. Pranzo tipico? No, nel senso che si assaggiano i prodotti tipici del posto ma proprio perché è quasi e sempre solo quello:  riso con il parmigiano, pasta al pomodoro, petto di pollo o bresaola, verdura al buffet, caffè, frutta.

Poi qua ci sono diverse scuole di pensiero: pennichella o non pennichella? Alessandro Tonolli è della prima opzione: pennichella post pranzo. Si ma non un riposino, la pennichella è vera, autentica, maiuscola: si dorme, per almeno due ore. Io dico no a quelle di venti minuti che quando ti alzi ti sembra che il mondo ti sia cascato addosso.

Dopo una bella dormita, ci vuole una bella merenda. Certo che a pensarci, da quando non sono più giocatore non sono più riuscito a fare quelle belle dormite post pranzo (ti cambiano gli orari di vita).

Che poi quando fai parti di una squadra tendenzialmente per tutto l’anno hai sempre un compagno di stanza. Il compagno di stanza migliore che io abbia mai avuto? Sono due e non me ne vogliano gli altri: Righetti e Tusek. Tutti un po’ come me, di poche parole e passioni comuni.

Quando giochi in casa cambia la forma ma non la sostanza.

La mattina si da appuntamento al campo per fare video e dopo, come succede in trasferta, si va al campo a fare tiro sempre per un’oretta.

Il menù è sempre molto light ed io quando giocavamo in casa preferivo sempre un bel piatto di pasta al pomodoro.

Poi lei: la pennichella. E poi anche e sempre la solita merenda. Fatto lo spuntino, si parte per il campo dove si arriva un’ora e mezza prima della palla a due. Poi dipende se hai da fare fasciature o trattamenti particolari. Io ad esempio mi fasciavo da solo. Quello che cambiava davvero rispetto alle trasferte? Parlavo ancora di meno di quanto parlo di solito: la domenica sembravo un automa dentro casa.

Musica? Poca ed in macchina un po’ di Hip Hop. Scaramanzia? Le stesse mutande e gli stessi calzini, pronti per ogni partita. Che poi i calzini più sono consumati, meglio è: più sono consumati meno scivola il piede dentro la scarpa.

 

 


Ufficio Stampa Virtus Roma 1960.

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