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"Tonno Subito", ep.VII - "Il mio primo cellulare"0

1994. Non soltanto una serie televisiva, l’indagine di “Mani Pulite”, la fuga di Craxi, la tv commerciale e l’ascesa di Silvio Berlusconi, la guerra dei Balcani che ancora va avanti, quella in Somalia e l’uccisione di Ilaria Alpi, Mandela che diventa presidente del Sudafrica, la guerra in Ruanda, viene inaugurato il tunnel della Manica, la morte di Senna, Schumacher che fa il suo esordio, il primo Mac e la prima Playstation: ne sono successe di cose, tra cui anche il mio esordio.

Eravamo rimasti alla mia prima partita in Serie A1 contro Treviso in cui per poco non riesco a fare canestro. C’era da attendere una partita, sarebbe arrivato a quella successiva in cui affrontiamo la Panapesca Montecatini.

In quegli anni il campionato, soprattutto per un esordiente, era qualcosa di incredibile, era l’epoca dei pochi stranieri e fortissimi e di italiani che giocavano a pallacanestro e cavolo se giocavano a pallacanestro. La pallacanestro era impostata su un gioco prevalentemente d’area, non pensate minimamente a quello che accade oggi: c’era sempre un centro, un pivot che faceva sotto canestro il suo regno ma anche chi gli stava vicino, il “4” tanto per intenderci, come anche l’ala piccola erano giocatori molto molto poco perimetrali ma che sotto le plance avevano la loro forza principale.

Io venivo dalla Serie B in cui per le mie caratteristiche atletiche svolgevo un po’ il ruolo dell’americano, in serie A le mie doti fisiche e tecniche mi aiutavano molto ma non avevo di certo lo stesso tipo di impatto. La prima vera partita che ricordo come quella in cui davvero posso dire di aver “giocato” è stata alla Befana, contro la Scavolini Pesaro. Noi venivamo da quattro sconfitte ed una vittoria, i marchigiani all’esatto opposto, quattro vittorie ed una sconfitta.

Pesaro era forte forte, in panchina aveva Bianchini, aveva Antonello Riva, Walter Magnifico, Ario Costa, Sandro Dell’Agnello e Dean Garrett.

Ecco in quella partita marcavo Garrett. Non posso dire di averlo marcato visto che ha fatto più di venti punti ma di sicuro io ho capito dove veramente mi trovato: Attilio Caja mi fece giocare 29 minuti, segnai qualche punto ma quello che mi ricordo di più sono i 7 rimbalzi e le 3 palle recuperate.

Quell’anno il nostro obiettivo era di tornare a far appassionare la gente e di conquistare almeno i playoff. Abbiamo alternato momento da cinque vittorie una di fila all’altra per poi perderne cinque una di fila all’altra: ma arrivammo ai playoff all’ottava posizione grazie anche all’aggiunta di Mark Davis. Dicevano che fosse il sosia di Jordan, e proprio con Pesaro piazzò una prestazione super ed una grande stoppata che ci valse la vittoria contro Siena.

Al mio primo anno riuscì a guadagnare il doppio rispetto a quello che prendevo in B e come regalo mi feci il telefonino. Non quei citofoni che giravano tanto ma uno dei primi piccolini, un Sony, si chiamava E-Tacs! Mamma mia che ricordi…Avevo anche preso casa (in affitto), ero andato a vivere sulla Cassia nella casa che aveva lasciato il Coach che non ricordo dove si fosse trasferito.

Insomma, ottavo posto raggiunto e qualificazione in Coppa Korac. Incontriamo Siena e vinciamo in due partite, con gara -1 alla quale se non sbaglio era presente anche Larry Wright, e con Emiliano (Busca),che giocò una partita pazzesca.

Nei quarti di finale arrivano gli alini della Buckler Beer Bologna: ce la giochiamo alla prima ma alla seconda questi erano davvero una cosa fuori dal normale con Brunamonti, Danilovic e compagnia. Mi ricordo gli applausi. Mi ricordo di una città felice.

Il nostro sponsor era TeoremaTour ed il premio campionato era un…? Viaggio! Si chiudono le valigie e si va a Tenerife! Datemi il tempo di tornare che ne abbiamo di cose da raccontare, Tonno Subito eh…non ve ne andate!0


Ufficio Stampa Virtus Roma 1960.

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