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Tonno Subito, ep.V: LA COCA COLA PIU' BUONA DEL MONDO

L’Estate del 1994 non è stata solamente una delle estate più calde degli ultimi vent’anni ma è stata anche l’Estate in cui ho bevuto la Coca Cola più buona della mia vita.

Avevo appena vinto il campionato, e come purtroppo sta accadendo oggi, in Europa c’era la guerra. Ma vicina che più vicina non si può, dall’altra parte dell’Adriatico. Ed indovinate chi stava per andare proprio dall’altra parte dell’Adriatico per vivere una delle esperienze più belle che un ragazzo possa vivere? Si, proprio io.

A Brescia era arrivato quello che a tutti gli effetti è una delle più grandi personalità che l’Europa del basket abbia mai conosciuto: Dusko Vujosevic. Aveva credo 33 anni quando arrivò in Italia, amava le canzoni di De Gregori e ti ammazzava di lavoro. E se penso che quel ragazzo di 33 anni era scappato via dalla guerra, da solo, portandosi con sé quattro ragazzi, è una cosa davvero incredibile, che la testa di un allora diciannovenne non era in  grado di poter capire.

E Dule, questo era il soprannome di Vujosevic, proprio nell’estate del 1994 mi volle per allenarmi singolarmente. Ed ancora oggi, credetemi, faccio fatica a crederci: uno dei più grandi di sempre, che ha allenato alcuni dei più grandi di sempre, aveva scelto me per allenarmi individualmente. Tanto per farvi capire: gli stessi allenamenti che ha fatto a me, li aveva fatti a Danilovic. Si, quel Danilovic.

Fatto sta che nell’estate del 1994 ho fatto il mio zaino e la mia valigia e sono partito da Brescia, direzione? Belgrado, nel cuore della Serbia, in una delle zone non proprio tra le più tranquille nel momento. Ancora oggi mi domando cosa abbia spinto i miei genitori, attenti e scrupolosi, a lasciarmi partire per andare da una persona, un allenatore che conoscevano a malapena, in un momento storico come quello.

Il viaggio fu qualcosa di pazzesco. Non si poteva volare direttamente su Belgrado ed allora, giro lungo: volo da Brescia verso Budapest (Ungheria) e poi simpaticissimo pulmino da nove posti verso il cuore della pallacanestro europea.

Eh si, le hit di quella estate erano favolose: c’era Corona con The Rythm Of The Night, Come Mai degli 883, Streets Of Philadelphia di Bruce Springsteen, Sweet Dream e la Serena Rap di Jovanotti…pezzacci veri. Ma il vostro Tonno aveva pensato, da buon diciannovenne, di affrontare quasi nove ore di pulmino, da Budapest a Belgrado, con una cassetta con i più grandi successi di Luca Carboni.

Insomma: il caldo atroce, un pulmino niente male, nove ore di viaggio, Luca Carboni senza interruzione e nemmeno un soldo in tasca non essendo riuscito a cambiare le lire nella moneta locale. La sete era devastante. Ma l’autista mi vide in palese difficoltà e dopo avermi chiesto chi stessi ascoltando, provo grande pietà per me (scherzo eh…), e mi comprò quella che ricordo ancora come la Coca Cola più buona che avessi mai bevuto.

Arrivo a Belgrado e la prima notte la passo a casa di Dule, ma senza nemmeno disfare le valigie perché la mattina dopo, con un volo interno, volammo verso il Montenegro, patria di Dule: benvenuti a Budva!

Budva è un posto bellissimo, un paesino di fronte alla montagne ma su un mare cristallino, un posto davvero incredibile. E lì con Coach Dujosevic passai quindici giorni di pura e vera pallacanestro? La mia giornata tipo? Sveglia la mattina, colazione e via in palestra, dentro una scuola, con l’obiettivo dei mille canestri realizzati. Ed all’inizio per farne mille me ne servivano almeno 1500-1600 se non 1800, che vuol dire 3 ore e mezzo se non 4 di tiro. Il pomeriggio l’appuntamento era su un campetto in cui venivo buttato a giocare per ore tre contro tre in delle partite di livello molto alto in cui l’unico obiettivo era vincere. Perché al campetto, chi vince, regna.

E per chiudere la giornata, nessun aperitivo al tramonto: ma una bella sessione di atletica in spiaggia. Che sono quei momenti in cui odi il mondo ma appena finito, ti rendi conto che se per vent’anni hai fatto il giocatore ad un certo livello, gran parte del merito sta proprio in quei momenti che hai odiato.

Tendo a precisare una cosa: Dusko Vujosevic per fare quello che ha fatto con me, che ha fatto con Danilovic e con migliaia di altri, non ha preso un soldo.

Chiudo le valigie, torno indietro.

Quell’anno sarebbe successo quello che per i successivi vent’anni avrebbe cambiato la mia vita.

Dule l’ho poi rincontrato in campo: io ero a Roma, lui sulla panchina di Pistoia e con lui in campo c’era Davide Ancilotto.

Tonno Subito, sette giorni e risiamo qua.


Ufficio Stampa Virtus Roma 1960.

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