C Gold

Tonno Subito, ep.III: "La Foresteria"

Da una palestra di Mantova, alla gloria della Città Eterna, di cui ha vestito la maglia per oltre vent’anni ed in cui oggi allena.

Questa è la storia di Alessandro Tonolli, questo è l’episodio III di “Tonno Subito”, la rubrica ideata in collaborazione con “Il Romanista”.

 

Episodio III - LA FORESTERIA 

"Sono cambiate le foresterie eh, le strutture certamente ma il modo di viverle e di crescere dentro di esse è rimasto forse lo stesso. Eravamo rimasti al momento in cui qualcuno si accorge di me e dalla mia Mantova vengo chiamato a Brescia, dove la società del presidente Corbelli mi vuole come giovane promessa.

Il primo anno lo passo facendo avanti e indietro con casa con un pulmino che per abbondanti chilometri ci prende ci riporta a casa, ma al secondo anno ecco che arriva la parola magica: “Foresteria”.

Per chi non lo sapesse, quando vai a giocare fuori, molto spesso le società mettono a disposizione dei propri ragazzi del settore giovanile delle strutture in cui poter vivere e che consentono di poter svolgere attività contemporaneamente a quella scolastica. Diciamo che il mio primo anno di foresteria non è stato proprio quello che si immagina come foresteria ideale: era un Convitto.

Mio papà e soprattutto mia mamma non si fidavano tantissimo a mandarmi subito dove stavano gli altri ragazzi e quindi optarono per questa struttura religiosa. Diciamo che c’era più di qualche “criticità”: gli orari non erano proprio flessibilissimi, ad un certo orario bisognava rientrare, ad un certo orario bisognava cenare, insomma, c’era un orario per tutto. E quando fai sport e ti ritrovi a fare duemila allenamenti, soprattutto quando sei giovane, gli orari sono il tuo peggior nemico.

In Convitto stavo con un mio compagno che era venuto con me da Mantova e devo dire che la situazione era, come dire, un po’ “severa”: il ricordo che oggi mi fa più sorridere è pensare alla cena che avevamo quando tornavamo tardi da una partita o da un allenamento.

Panino con una fetta di salame ed una mela.

Si, un panino con una fetta di salame ed una mela.

Che ce ne saremmo mangiati cento di panini con una fetta di salame, ma poco importa, stai lì e ti godi l’occasione.

Quando vieni chiamato da fuori ti senti sempre responsabilizzato, è come se dovessi ripagare gli sforzi e le aspettative che ripongono in te. Ho visto tanti perdersi a causa di questa “pressione” ma forse per fortuna, forse perché sono stato bravo io, questa fase della mia vita è scivolata tra tanto basket e tanto divertimento ed anche un monte di sacrifici.

Sembra qualcosa di scontato ma quando sei ragazzo fa parte del momento pensare ad un’uscita con gli amici, ad uno sgarro in più, ma devo dire che tutto questo ha ripagato con gli interessi. Tutto mi riusciva con grande leggerezza e con grande felicità e non ricordo sinceramente un momento che io possa definire “pesante” o carico di tensione.

L’anno dopo si convinsero tutti: potevo andare in foresteria. La cosa bella dell’andare a giocare fuori è che ti ritrovi a fare quello che ami vivendo da solo praticamente, con le società ed i tuoi compagni che diventano la tua famiglia. Cresci e nemmeno te ne accorgi.

In foresteria fai le prime esperienze, cresci insieme a ragazzi che hanno la tua stessa voglia di spaccare il mondo e questa è una cosa che non può essere spiegata così bene se non la vivi.

A Brescia la società aveva messo a disposizione due intere palazzine ed altri appartamenti, vivevamo tutti là: aveva costruito gran parte di queste cose proprio Corbelli, grazie al quale poi sono arrivato a Roma.

Una foresteria è una cosa impegnativa: hai la responsabilità legale dei ragazzi che ospiti, li devi portare a scuola, li devi seguire, devi letteralmente badare a loro, diventi la loro famiglia un secondo dopo che gli hai detto “Benvenuti”. E’ un costo enorme ma un investimento importante: per la società stessa perché ti permette di poter programmare un lavoro assolutamente differente e per il ragazzo, che ha a disposizione un’opportunità che non capita tutti i giorni.

Chiudi gli occhi, li riapri dopo oltre trent’anni e ti ritrovi te ad essere l’allenatore che allena dei ragazzi che vivono una foresteria come lo hai fatto te, tanto tempo fa.

Loro lo sanno e tu lo sai e glielo dici che ci sei passato prima di loro. E che quindi si godessero la fortuna di vivere un’esperienza del genere ma che devono stare attenti perché la sfortuna è che qualcuno, prima di loro, ha fatto le loro stesse……

Tempo una settimana e Tonno Subito, voi restate connessi". 


Ufficio Stampa Virtus Roma 1960.

Vieni a giocare a basket nel Centro Sportivo al centro di Roma: i corsi di minibasket e le nostre squadre giovanili ti aspettano per fare canestro, divertendoti! La Virtus Roma 196o ti aspetta al Palacentro, all'interno del centro Pio XI a Via Santa Maria Mediatrice 22/24, a due passi da San Pietro!